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Gizzeria – 11 mag 2018 – Presentazione di A sud delle cose

Gizzeria – 11 maggio 2018 ore 18.00 – Presentazione di “A sud delle cose”

In occasione della riedizione di “A sud delle cose” (in italiano e in inglese) e della pubblicazione dell’audiolibro dell’opera a cura dell’attrice e doppiatrice Aurora Cancian (Lebeg Edizioni, 2017), in collaborazione con il Comune di Gizzeria, il Servizio Civile Nazionale, l’Associazione Futura (Centro Studi Politici, Culturali, Economici, Sociali e Giuridici) e Lebeg Edizioni, vi sarà la presentazione dell’opera di Pasqualino Bongiovanni. Saranno presenti l’autore e il traduttore dell’edizione in inglese Giuseppe Villella. Introdurrà la serata Battista Trapuzzano.

L’evento si svolgerà a Gizzeria (CZ) presso il Centro polifunzionale per la cultura arbëreshë in Via Cairoli, 2.

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FRATERNITÀ

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FRATERNITÀ

È assai triste
vivere
seduti
sulla pagina
sgualcita
della propria
solitudine.
Più saggio
sarebbe
forse
tendersi la mano
e
in un abbraccio
adagiarsi
l’uno
sul cuore
dell’altro,
come fanno
al vento
le spighe
del grano.

(da “A sud delle cose” – Roma, 2017 – I ed. 2006)

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ODE AL PINO LORICATO

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ODE AL PINO LORICATO

C’erano un tempo
valorosi guerrieri di pace
che per voto
si ritirarono sui nostri monti
a guardia delle nuvole.
Poi,
tramutatisi in alberi,
scelsero con coraggio
di morire in piedi
e rimanere così
per sempre tra i vivi
senza la gloria
della vittoria
o dei morti in battaglia.

Abbarbicati
a pareti di roccia
o disseminati
tra i massi erratici
dei pianori,
alla pioggia
diedero in pegno
parte della terra
custodita gelosamente
ai loro piedi.
Al vento
donarono
aghi d’argento
come bottino.
Ai fulmini tiranni
sacrificarono
i rami più belli
e a volte
la stessa cima.
Il tempo ed il gelo
pagarono infine
con la propria corazza
cedendo ogni lorica
come lascito
di antiche monete.

Così,
ancora oggi
nelle notti di stelle
alberi d’avorio
ingannano l’eterno
con la complicità
della luna.

(da “A sud delle cose” – Roma, 2017 – I ed. 2006)

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RESISTERE

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RESISTERE

(A Mario Rigoni Stern)

Per resistere
non sempre
è necessario
essere
pietra nel pugno
scoglio in tempesta
roccia nel vento.
Si può,
forse con più coraggio,
resistere docili
come primula al gelo.

(da “A sud delle cose” – Roma, 2017 – I ed. 2006)

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L’OMBRA

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L’OMBRA

Da bambino,
nelle sere ingiallite e fioche,
ogni ombra dei vicoli
era un cane randagio,
il lupo nero,
il gatto mammone.

Avrei voluto,
allora,
non
una
spada
o una robusta armatura,
ma
un’ombra
più grande
e più forte di quelle,
con spalle larghe
e calme,
dal passo lento
e breve,
e dalla voce più severa
e saggia.

Un’ombra così,
avrei
voluto
a lato,
o poco più dietro.

Oggi,
a trent’anni,
quell’ombra
mi volto
ancora
a cercarla,
e se la vedessi,
se la sentissi
anche
solo
per
un
attimo,
basterebbe,
e non temerei più.

(da “A sud delle cose” – Roma, 2017 – I ed. 2006)

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MANI DI DONNE

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MANI DI DONNE

Erano livide e fredde
le mani delle donne
curvate a lavare lungo il fiume
o alle vasche di cemento
al Muraglione.
Unghie consumate
a raccogliere olive
tra foglie secche
e pietre d’arenai,
a raschiare la terra
(come galline e cani)
per scovare patate
o in cerca di cicoria e talli
lungo i sentieri.
Erano mani di donne
a infuocare i forni,
a impastare
la farina con l’acqua
e la fatica col sale.
Mani a sfogliare vigne
come pagine di calendario
e di un anno intero
da strappare amaro.
Mani pazienti
a rammendare la vita,
mani a tessere
dentro al telaio.
Mani forti
ad ammaccare il pane,
il pane duro e nero
dentro al mortaio.
Mani azzurre
a sciogliere al pozzo
la pietra del verderame,
mani d’inchiostro
immerse nel mosto
in cerca di raspi
da ripulire.
Mani bambine
che portano il sonno
tenere e dolci
mani a cullare,
giunte e silenti
nelle notti fredde
sotto le coperte
mani a pregare.

Erano queste
(e lo sono ancora)
le mani di molte donne:
mani amorevoli e calme
che pure non vennero
sfiorate mai
da due labbra d’amante,
da un bacio galante
o una carezza appena.

(da “A sud delle cose” – Roma, 2017 – I ed. 2006)

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A SUD DELLE COSE

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A SUD DELLE COSE

In silenzio
torniamo
dove il mare,
in inverno,
ha colori sporchi
di sabbia e di sale,
e onde schiumose,
che opacizzano occhiali,
mosse da un vento d’Africa
saturo di polvere.

Dai finestrini
giungiamo
a Sud,
dove una madre consuma
ad un focolare
la sua gioventù,
ed un bimbo piange
al suono lento
e grave
delle campane.

Dove le preghiere
sono lunghi mormorii
avvolti in scialli neri.

Dove la vita è silenzio,
e la morte, una colpa.

Dove il sorriso
è il peccato di una ruga,
ed il pianto,
gocce di sudore nei campi.

Così
torniamo a Sud,
a sud delle cose,
dove l’amore è muto
e si dà solo ai Santi.

(da “A sud delle cose” – Roma, 2017 – I ed. 2006)

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