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Presentata opera “A sud delle cose” di Bongiovanni a Falerna – Il Lametino – 28 luglio 2015

Il Lametino

di Pasquale Allegro

Falerna – Pasqualino Bongiovanni è un costabiliano fin dentro le viscere, cresciuto a pane e Costabile e tanto per intenderci – visto che insegna materie letterarie – tanto altro companatico ancora. Perché non di solo Costabile vive la poesia del Sud, e questo nuovo poeta nostrum (come per mediterraneo) certo canta di terra e di sudore, di calli zolle e pini loricati, ma non disdegna vita e morte di amori e solitudini senza tempo. L’opera prima e sola di questo nuovo poeta lametino, una raccolta di versi dal titolo “A sud delle cose”, pubblicata per la prima volta nel 2006, ha già attraversato traduzioni in spagnolo e inglese, e ora è in attesa dell’edizione francese; così per l’occasione l’associazione culturale “Magie d’autore” ha presentato questo libro lunedì 27 luglio, presso il residence La Giungla di Falerna Marina. In qualità di presidente dell’associazione, Agostino Porchia ha introdotto la figura di Bongiovanni citando la nota di presentazione che lo scrittore Mario Rigoni Stern ha dedicato alle sue poesie, “così amare e così cariche di ricordi di una terra amatissima e sofferta”. La blogger Ippolita Luzzo, ex insegnante dedita a disseminare il web di questioni letterarie, ha parlato di “una poesia attenta e semplice”, eppure così distante dall’approccio emozionale così diffuso tra i cosiddetti poeti della domenica, in quanto quella di Bongiovanni è una poesia che “vuole guidare il lettore fin dentro la scena che il poeta ha visto, con metodo, per non essere in balia degli impulsi”. Per meglio descrivere la capacità del poeta di “svelare l’istante come in un quadro”, Ippolita Luzzo ha letto i versi di Morte di un contadino, con tutti quei “saluti/con cappelli/di polverosa umiltà”.

Intervento di Giovanna Villella (da sx: Giovanna Villella, Ippolita Luzzo, Pasqualino Bongiovanni)

Giovanna Villella, insegnante e traduttrice, si è soffermata a sottolineare il valore della traduzione della versione francese della raccolta: “Si dice che tradurre sia un po’ tradire – ha spiegato – perché ogni parola ha un vissuto, e se, come in questo caso, si riesce a tradurre tutto questo, vuole dire che è un lavoro riuscito”. Per Villella la poetica di Bongiovanni è come intinta nell’acqua e scolpita nella pietra, per quella liquidità con cui le parole scorrono tra i versi per poi emergere in una delicata catarsi (“quell’ombra/mi volto/ancora/a cercarla”, dalla poesia L’ombra), e per quella durezza che richiama lo scalpellino con cui il poeta leviga quelle stessa parole, ma con Mani di donne, “mani d’inchiostro/immerse nel mosto”. Per concludere, Pasqualino Bongiovanni ha ricordato la sua vicinanza con il poeta Franco Costabile, quella che è una dimensione di lirica empatia tra stagioni diverse della poesia, nel modo di guardare le cose e di restituirle alla “profondità e autenticità del verso”, in quel medesimo sguardo intimo e quasi abissale sulle cose del mondo che fa del poeta un cantore meridiano.